Il sole d’inverno

 Nubi piovose son passate
strade e scarpe inumidite
piante verdi espirano
ossigeno di vita invitano
ad andare allora un pò fuori
che attende il tempo a priori.
 
Il cinguettio si eleva
tanti amori sopiti svela
con mani svelte infreddolite
sfibbiam fibbie abbottonate.
 
Penso a te amica mia
o mio o chiunque tu sia
qualunque cosa fai d’inciso
esci ed esponi il tuo bel viso
a scaldarsi finalmente al sole
sia piacevole per chi vuole
vedrai che questo suo calore
ti raggiunge dritto al cuore.
 
Sarà che il tuo sorriso accorra
e felice all’orizzonte lento scorra.
Albi 28 febbraio 2015 10:15
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autunno (morte di una foglia)

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Fronde superbe al ciel protese
appena arrivato al giardino inglese
è un albero largo e nodoso
un ficus sempreverde e ombroso.
 
Mi fermo, da un ramo si stacca
una foglia gialla, volteggia nell’aria fiacca
che posso fare? Sò qual’è il suo destino
le chiedo se adesso conosce il suo cammino.
 
“Era bello star lassù con le mie sorelle
il sole ci baciava, eravamo tutte belle
il vento ci accarezzava, suonavamo in sintonia
fruscio sinfonico, una bella melodia”.
 
“Vedevo mamme, cicli e passeggini
papà con in braccio bei bambini
il sostare di gente di ogni età
e il passeggiar per questi vialetti qua”.
 
“Ero verde ma poi sono invecchiata
sarà il tempo che mi ha reso ambrata
vado giù a far compagnia alle gemelle
chissà se riuscirò ancora a veder le stelle”.
 
La nuda terra si avvicina e attende
il ricoprir di un appassito manto pretende.
 
“Arriverà il vento ti porterà lontano
non sai dove, in un mulinello strano
e poi la pioggia ti sorprenderà
a macerare e ti inchioderà
fra le altre foglie attorno
ed al tuo albero non farai ritorno”.
 
L’autunno arriva coi suoi mutamenti
una foglia cade con tanti sentimenti.
 
Albi
23 settembre 2014 10:15
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110 e lode più menzione

In facoltà arriviamo, Luisa è serena
ai suoi amici e colleghi sorride senza pena.

 

Arriva il momento, nessuna tensione
veloce in scioltezza stende la tesi a meridione.

 

Esprime matematica, difficile comprendere
nessun tentennamento volare è volere.

 

Con le mani cerco di star fermo
sentir Luisa è un’emozione, confermo!

 

La scena riprendo, siam quasi alla fine
la memoria non passa il confine.

 

L’applauso è meritato, il professor le chiede
un esempio di algebra che non ammette, che vede?

 

E’ la prima secondo gruppo, con due colleghi assieme
si chiudon le porte decide la commissione.

 

Non solo la tesi, conta anche il percorso svolto
riapron le porte tutti a passo svelto.

 

Laurea, magistrale in matematica
110 e lode più menzione, ben vale la fatica.

 

Bella e brava la figliola mia
studiar ripaga della vita la via…

 

Albi
14 luglio 2014 21:40
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dare un senso alla mia vita

Ho visto coi miei occhi
il ridursi di una salma
dopo quaranta anni
di sepoltura:
un mucchio di ossa.
 
Ho visto coi miei occhi
come si riduce un uomo
mio padre, quando giunge
alla fine dei suoi giorni
della sua vita che ha percorso
nel bene e nel male.
 
Si sfascia tutto, il cuore
si ingrossa e via via
cedono polmoni, reni
e tutto è compromesso
 
Ho visto il suo abbandono
le forze che via via gli
venivano sempre meno.
 
Quella sua mano che stringeva
la mia sempre più debole.
 
Era nella pace, aveva in sé
quell’abbandono alla vita
terrena e allo stesso tempo
all’affidarsi a quel qualcosa
nell’andare ad un incontro.
 
E quel qualcosa è un qualcosa
difficile da comprendere
e da penetrare.
 
Impossibile che tutto finisca là
su di un letto d’ospedale.
 
Qualcosa si stacca
o si distacca e va incontro
a qualcosa di assoluto
impossibile da descrivere.
L’anima ritorna.
 
Quando si nasce che succede?
La vita si forma nel grembo
di una mamma, ma l’anima
certamente non la crea
la donna.
 
Abbiamo un’anima?
 
Cerchiamo cosa c’è in noi stessi
entriamo in noi stessi.
 
I pensieri, i ragionamenti
l’intelletto, le cognizioni
ciò che si è appreso:
l’anima si ciba e permette
alle estremità di fare
qualsiasi cosa ci riesca
di fare.
 
Senza anima non potremmo
fare nulla, quello che ci
distingue dagli animali
è questo: abbiamo un’anima.
 
Dove ci porteranno  le nostre scelte?
alla fossa? in una sepoltura?
che visione limitata!
 
Io mi rendo conto
che ho un’anima e questo
tornerà a quel qualcosa
che me l’ha data.
 
Mi rendo conto appieno
di questo, se no che
ci stò a fare qua?
 
Come mi comporto?
 
Cerco il mio benessere
Materiale per settanta o
sessanta o ottanta anni?
per fare che?
per scavarmi la fossa?
 
Allora comincio a pensarci
da adesso, se non ci
avevo pensato prima
e mi compro una bella
sepoltura e addio a tutti.
 
Che limitatezza di vedute.
 
Voglio la luce, voglio
che la mia anima viva
e ancor di più che l’anima
dei miei cari viva.
 
Cerco la cura per la
mia anima.
Cerco la cura dentro
me stesso.
 
Quando sarò guarito
spero presto, cercherò
di curare gli altri, se
Dio mi dà la forza.
 
Guariscimi o Signore
Poiché col tuo Santo Aiuto
possa guarire le anime
dei miei cari, di chi
voglio bene e di chi
mi vuol male.
 
Albi
16 dicembre 2011 8:55
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raggio di sole

Un raggio di sole
illumina e dà calore.
 
La voce talvolta
è come musica
l’ascolti e ti emoziona.
 
Il mare incute timore e rispetto
coi suoi giorni di burrasca
ha pure un carattere tranquillo
e poi quel suo profumo
unico e inebriante.
 
Le parole spesso
a questo mondo
portano al silenzio:
non più ascolti
non ti ascoltano.
 
Mi chiedo per caso
non siamo immersi
nel caos del rumore?
 
Il tempo mica attende
anzi vola
nel frattempo ci chiediamo
chi noi siamo
magari davanti
ad uno specchio muto.
 
Se credi al caso
puoi dare tutto per scontato
oppure che tutto
abbia un senso.
 
Allora dimmi cos’è la vita
senza tutto questo.
 
Credo che l’amore
non è un gioco
ma qualcosa di unico
e diverso
è il mistero, l’infinito.
Guarda all’orizzonte
all’alba o al tramonto
è sempre stato là
e solo adesso
me ne rendo conto.
 
Dimmi casomai
chi ogni giorno vedi
l’accarezzi, lo baci
mano nella mano
l’amore dimmi
lo conosci per davvero?
 
Può esserci un legame
quello per il compagno
per i figli, per gli amici
ma di questi
ognuno è mai lo stesso?
 
Ero nel tunnel…
adesso c’è uno spiraglio
che intravedo…
Sei un raggio di sole
illumini e dai calore.
La tua voce è musica
l’ascolto e mi emoziona.
Nei tuoi occhi
ammiro il mare
tranquillo e deciso
e come il mare
hai un profumo
inebriante, unico.
Le tue parole non
sono mai un silenzio.
 
Con te il tempo
può attendere…

 

Albi
28 agosto 2006 5:41
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nessuna creatura (nessuna madre, nessun padre) due

Come cominciare?
Mettere giù delle parole per affrontare un argomento così delicato
così attuale, così tragico.
Argomento delicato.
Quando lei si accorge che aspetta un bambino, la prima cosa lo dice a lui
così credo che sia, lo coinvolge almeno:
aspetto un bambino che grazie a te ho in grembo!
Argomento attuale.
Quante coppie ogni giorno hanno questo argomento
al primo posto delle loro priorità, vuoi che sia prima del lavoro
o dei figli dove ci siano, o preparare pranzo o cena
prima della propria routine quotidiana insomma.
Argomento tragico.
La decisione su cosa fare. E’ questa la focalizzazione dell’evento.
Tenerlo o non tenerlo?
Già questo dice tutto sull’argomento.
Si decidesse di tenerlo non ci sarebbe alcun problema.
Avere un figlio è un dono divino questo è sicuro.
La cosa più bella che possa capitare nella vita.
Fin dal primo momento che si sa è una gioia
nei giorni in chiaroscuro, fra le gioie e i dolori della propria esistenza
la luce si dipinge di milioni di colori.
Le prospettive.
La gioia di comunicarlo a tutti, madri e padri
sorelle e fratelli, parenti tutti, colleghi.
Sorrisi, lacrime di gioia.
Nuovi orizzonti.
Culle, carrozzine, bagnetti, seggiolini, biberon
bavetti, ciucci, corredini,
insomma tutti i preparativi affinché il nuovo nascituro
quel bimbo che ti riempirà la casa di gioia pura
abbia tutte le cose essenziali per affrontare i primi giorni
i primi mesi, i primi anni del suo inizio alla vita.
Gioia pura.
E tutto si evolve rapidamente.
La mamma diventa ancora più bella
il papà verrà rincorso da sorrisi e pacche sulle spalle.
L’amore si compie appieno.
Nell’attesa di un bimbo.
Come lo chiameremo?
Se sarà femminuccia, se sarà maschietto.
E vai con le visite, le ecografie, i colloqui col medico di fiducia e vai.
Fino alla nascita, ospedale o clinica che sia, naturale o cesareo che sia.
Quando mamma è a casa la missione è compiuta.
Le notti insonni, pazienza durerà poco.
A chi somiglia, tutti i parenti e i conoscenti a visita.
Tenere quell’essere fra le braccia è una cosa unica
e sia mamma sia papà hanno questo privilegio.
Sai che quel bimbo così piccolo e indifeso è tuo e ne sei cosciente.
Fà parte di te, ciò è innegabile.
Il suo primo sorriso.
E i primi mesi passano e lo vedi crescere giorno dopo giorno
le pappine oltre il latte, gli omogeneizzati
le passeggiate con la carrozzina a fargli prendere un pò di sole e di aria fresca.
Al mattino quando và a lavorare, papà gli dà un bacio con tanta dolcezza:
ancora dorme, ma quanto è tenero;
e lo stesso alla sera al ritorno dal lavoro
lo prende fra le braccia lo coccola e lo bacia.
E cresce bello e sano questo bimbo.
La sua prima parola.
Il suo volere afferrare tutto incuriosito da tutto ciò che vede.
I suoi pianti.
Il suo farfugliare.
I suoi canti.
Il suo primo dentino.
Il suo andare a gattoni.
I suoi primi passi.
Il suo primo compleanno.
Ti accorgi che un anno è passato
e tuo figlio è sano, è robusto, è bello
è tuo figlio.
Punto.
Non lo teniamo.
Non lo diciamo a nessuno.
Lo nascondiamo.
Come fare un furto, una rapina.
Una cosa sbagliata, non si dice ovvio.
Ma che c’è di sbagliato?
Quindi tutti o ben pochi sanno.
Visita per decidere quando, quando lasciarlo
quando abbandonarlo, quando far cessare il suo inizio alla vita.
Si ci costruisce un alibi, che non regge per niente.
Tutto viene fatto nell’ombra, nel buio più assoluto.
Nessun ripensamento nessun rimpianto.
Viene il giorno atteso.
Liberarsi di quel fardello è così semplice?
Sembra di sì a quanto pare.
E i giorni in chiaroscuro diventano grigi, nessun colore.
Lo hai detto a qualcuno che avrà cercato
di dissuaderti in tutti i modi possibili
o lo avrai detto a qualcuno altro
che ti ha dato sostegno e comprensione.
Non si è capito quale è la posta in gioco.
Sei a casa al pomeriggio dopo poche ore
giusto il tempo per vedere se stai bene.
Domani si riprende col solito grigiore.
Rimane un ospedale dove hai visto tanti disegni
tante scritte sui muri inneggianti alla gioia di padri felici.
Rimane un ospedale che non riconosci più.
Era maschietto?
Era femminuccia?
Nessuna prospettiva.
Niente gioia di comunicarlo a tutti, madri e padri, sorelle e fratelli
parenti tutti, colleghi.
Niente sorrisi o lacrime di gioia.
Nessun nuovo orizzonte.
Niente culle, né carrozzine, né bagnetti, né seggiolini
né biberon, né bavetti, né ciuccietti, né corredini
niente di tutti i preparativi perché non ci sarà nessun nuovo nascituro
nessun bimbo che ti possa riempire la casa di gioia pura
niente di tutte le cose essenziali perché non ci sarà nessun
primo giorno da affrontare, nè primi mesi, nè primi anni della sua vita negata.
Nessuna gioia pura.
Nessuna cosa che si evolve rapidamente.
La mamma mancata si inaridisce
il papà viene rincorso da rimorsi e ombre alle spalle.
L’amore non si è compiuto.
Non c’è nessuna attesa di nessun bimbo.
Come lo avremmo chiamato?
Era femminuccia o era maschietto?
Niente visite, niente ecografie
niente colloqui col medico di fiducia, niente.
Nessuna nascita all’ospedale o clinica che poteva essere
naturale o cesareo che poteva essere.
E non ritorni a casa perché non hai compiuto nessuna missione.
Tante notti insonni, pazienza durerà tanto.
A chi poteva somigliare?
Niente parenti e conoscenti a visita.
Nessun essere da tenere fra le braccia
unicità soppressa e sia mamma sia papà non avranno questo privilegio.
Sai che quel bimbo così piccolo e indifeso che poteva essere tuo
non è più e ne sei cosciente.
Poteva far parte di te, ma ciò lo hai negato.
Nessun suo primo sorriso.
Niente primi mesi che passano e che potevi vederlo crescere giorno
dopo giorno, niente pappine oltre nessun latte, niente omogeneizzati
niente passeggiate con la carrozzina, perché non c’è nessun bimbo
a cui fare prendere nessun sole e nessuna aria fresca.
Nessun mattino quando vai a lavorare
da dare un bacio con tanta dolcezza a nessun bimbo che ancora dorme
ma quanto poteva esser tenero e lo stesso alla sera al ritorno dal lavoro
nessun bimbo da prendere fra le braccia nessuna coccola, nessun bacio.
E non vedi crescere bello e sano nessun bimbo.
Nessuna sua prima parola.
Nessun suo pianto.
Nessun suo farfugliare.
Nessun suo canto.
Nessun bimbo che voglia afferrare tutto
incuriosito da ciò che vede.
Nessun suo primo dentino.
Nessun suo andare a gattoni.
Nessun suo primo passo.
Nessun suo primo compleanno.
Quando ti accorgerai che un anno è passato
e tuo figlio non c’è perché tu gli avrai negato la vita come sarà?
Mancata creatura, mancata madre, mancato padre.
Nessun punto.
Albi
Posted on 31 gennaio 2010 di albertonuevo.wordpress.com
riv. 6 luglio 2014 20:07
Nota 1
Volutamente ho scritto poche volte, e non avrei voluto
la parola ‘aborto’ perché lo ritengo un omicidio a tutti gli effetti.
Quando vedrò gli occhi di un bambino
sarò consapevole che quel bambino potrà vedere il mare
ma anche che altri occhi di bambino non avranno mai nessun mare da vedere…
Nota 2
l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che nel 2008 ci son state 43,8 milioni
di interruzioni di gravidanza, il 49% delle quali clandestine. Alla fine si legge:
“Le gravidanze indesiderate avvengono ovunque – scrivono Gilda Sedgh
e Iqbal Shah, i principali autori del rapporto –. Se si vogliono raggiungere
gli obiettivi dell’Onu sul benessere delle donne è necessario introdurre misure
per migliorare i servizi di pianificazione familiare e l’efficacia dell’uso dei contraccettivi,
oltre ad assicurare l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura per la salute”.
Finché questi documenti non saranno sfiorati da alcun dubbio,
difficile che l’annuale uccisione di milioni di innocenti possa aver fine.
Fonte:
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/oms-aborti-nel-mondo.aspx
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il giovane leon

al pallido chiaror delle lampade langenti
su cuscini profondi impregnati d’odore
pensava alle carezze fulgide gementi
che alzavan tende al suo inesperto candore
 
cercava con l’occhio ancor torbido di tempesta
della sua ingenuità il ciel lontano
come un viaggiator che volge indietro la testa
verso gli orizzonti di quel lasciato mattino
 
poeta il nostro sangue da ogni poro sfugge
aver afferrato la dea per la capigliatura
facea pensar la padronanza presa infugge
da quella gagliarda svena disinvoltura
 
ed un rincorrersi a fiato estenuante
del giovane leon che atterra l’amante…
DSCN9820_15 agosto 2011
 
Albi
bozza 15 agosto 2007
versione definitiva 17 ottobre 2010
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