nessuna creatura (nessuna madre, nessun padre) due

Come cominciare?
Mettere giù delle parole per affrontare un argomento così delicato
così attuale, così tragico.
Argomento delicato.
Quando lei si accorge che aspetta un bambino, la prima cosa lo dice a lui
così credo che sia, lo coinvolge almeno:
aspetto un bambino che grazie a te ho in grembo!
Argomento attuale.
Quante coppie ogni giorno hanno questo argomento
al primo posto delle loro priorità, vuoi che sia prima del lavoro
o dei figli dove ci siano, o preparare pranzo o cena
prima della propria routine quotidiana insomma.
Argomento tragico.
La decisione su cosa fare. E’ questa la focalizzazione dell’evento.
Tenerlo o non tenerlo?
Già questo dice tutto sull’argomento.
Si decidesse di tenerlo non ci sarebbe alcun problema.
Avere un figlio è un dono divino questo è sicuro.
La cosa più bella che possa capitare nella vita.
Fin dal primo momento che si sa è una gioia
nei giorni in chiaroscuro, fra le gioie e i dolori della propria esistenza
la luce si dipinge di milioni di colori.
Le prospettive.
La gioia di comunicarlo a tutti, madri e padri
sorelle e fratelli, parenti tutti, colleghi.
Sorrisi, lacrime di gioia.
Nuovi orizzonti.
Culle, carrozzine, bagnetti, seggiolini, biberon
bavetti, ciucci, corredini,
insomma tutti i preparativi affinché il nuovo nascituro
quel bimbo che ti riempirà la casa di gioia pura
abbia tutte le cose essenziali per affrontare i primi giorni
i primi mesi, i primi anni del suo inizio alla vita.
Gioia pura.
E tutto si evolve rapidamente.
La mamma diventa ancora più bella
il papà verrà rincorso da sorrisi e pacche sulle spalle.
L’amore si compie appieno.
Nell’attesa di un bimbo.
Come lo chiameremo?
Se sarà femminuccia, se sarà maschietto.
E vai con le visite, le ecografie, i colloqui col medico di fiducia e vai.
Fino alla nascita, ospedale o clinica che sia, naturale o cesareo che sia.
Quando mamma è a casa la missione è compiuta.
Le notti insonni, pazienza durerà poco.
A chi somiglia, tutti i parenti e i conoscenti a visita.
Tenere quell’essere fra le braccia è una cosa unica
e sia mamma sia papà hanno questo privilegio.
Sai che quel bimbo così piccolo e indifeso è tuo e ne sei cosciente.
Fà parte di te, ciò è innegabile.
Il suo primo sorriso.
E i primi mesi passano e lo vedi crescere giorno dopo giorno
le pappine oltre il latte, gli omogeneizzati
le passeggiate con la carrozzina a fargli prendere un pò di sole e di aria fresca.
Al mattino quando và a lavorare, papà gli dà un bacio con tanta dolcezza:
ancora dorme, ma quanto è tenero;
e lo stesso alla sera al ritorno dal lavoro
lo prende fra le braccia lo coccola e lo bacia.
E cresce bello e sano questo bimbo.
La sua prima parola.
Il suo volere afferrare tutto incuriosito da tutto ciò che vede.
I suoi pianti.
Il suo farfugliare.
I suoi canti.
Il suo primo dentino.
Il suo andare a gattoni.
I suoi primi passi.
Il suo primo compleanno.
Ti accorgi che un anno è passato
e tuo figlio è sano, è robusto, è bello
è tuo figlio.
Punto.
Non lo teniamo.
Non lo diciamo a nessuno.
Lo nascondiamo.
Come fare un furto, una rapina.
Una cosa sbagliata, non si dice ovvio.
Ma che c’è di sbagliato?
Quindi tutti o ben pochi sanno.
Visita per decidere quando, quando lasciarlo
quando abbandonarlo, quando far cessare il suo inizio alla vita.
Si ci costruisce un alibi, che non regge per niente.
Tutto viene fatto nell’ombra, nel buio più assoluto.
Nessun ripensamento nessun rimpianto.
Viene il giorno atteso.
Liberarsi di quel fardello è così semplice?
Sembra di sì a quanto pare.
E i giorni in chiaroscuro diventano grigi, nessun colore.
Lo hai detto a qualcuno che avrà cercato
di dissuaderti in tutti i modi possibili
o lo avrai detto a qualcuno altro
che ti ha dato sostegno e comprensione.
Non si è capito quale è la posta in gioco.
Sei a casa al pomeriggio dopo poche ore
giusto il tempo per vedere se stai bene.
Domani si riprende col solito grigiore.
Rimane un ospedale dove hai visto tanti disegni
tante scritte sui muri inneggianti alla gioia di padri felici.
Rimane un ospedale che non riconosci più.
Era maschietto?
Era femminuccia?
Nessuna prospettiva.
Niente gioia di comunicarlo a tutti, madri e padri, sorelle e fratelli
parenti tutti, colleghi.
Niente sorrisi o lacrime di gioia.
Nessun nuovo orizzonte.
Niente culle, né carrozzine, né bagnetti, né seggiolini
né biberon, né bavetti, né ciuccietti, né corredini
niente di tutti i preparativi perché non ci sarà nessun nuovo nascituro
nessun bimbo che ti possa riempire la casa di gioia pura
niente di tutte le cose essenziali perché non ci sarà nessun
primo giorno da affrontare, nè primi mesi, nè primi anni della sua vita negata.
Nessuna gioia pura.
Nessuna cosa che si evolve rapidamente.
La mamma mancata si inaridisce
il papà viene rincorso da rimorsi e ombre alle spalle.
L’amore non si è compiuto.
Non c’è nessuna attesa di nessun bimbo.
Come lo avremmo chiamato?
Era femminuccia o era maschietto?
Niente visite, niente ecografie
niente colloqui col medico di fiducia, niente.
Nessuna nascita all’ospedale o clinica che poteva essere
naturale o cesareo che poteva essere.
E non ritorni a casa perché non hai compiuto nessuna missione.
Tante notti insonni, pazienza durerà tanto.
A chi poteva somigliare?
Niente parenti e conoscenti a visita.
Nessun essere da tenere fra le braccia
unicità soppressa e sia mamma sia papà non avranno questo privilegio.
Sai che quel bimbo così piccolo e indifeso che poteva essere tuo
non è più e ne sei cosciente.
Poteva far parte di te, ma ciò lo hai negato.
Nessun suo primo sorriso.
Niente primi mesi che passano e che potevi vederlo crescere giorno
dopo giorno, niente pappine oltre nessun latte, niente omogeneizzati
niente passeggiate con la carrozzina, perché non c’è nessun bimbo
a cui fare prendere nessun sole e nessuna aria fresca.
Nessun mattino quando vai a lavorare
da dare un bacio con tanta dolcezza a nessun bimbo che ancora dorme
ma quanto poteva esser tenero e lo stesso alla sera al ritorno dal lavoro
nessun bimbo da prendere fra le braccia nessuna coccola, nessun bacio.
E non vedi crescere bello e sano nessun bimbo.
Nessuna sua prima parola.
Nessun suo pianto.
Nessun suo farfugliare.
Nessun suo canto.
Nessun bimbo che voglia afferrare tutto
incuriosito da ciò che vede.
Nessun suo primo dentino.
Nessun suo andare a gattoni.
Nessun suo primo passo.
Nessun suo primo compleanno.
Quando ti accorgerai che un anno è passato
e tuo figlio non c’è perché tu gli avrai negato la vita come sarà?
Mancata creatura, mancata madre, mancato padre.
Nessun punto.
Albi
Posted on 31 gennaio 2010 di albertonuevo.wordpress.com
riv. 6 luglio 2014 20:07
Nota 1
Volutamente ho scritto poche volte, e non avrei voluto
la parola ‘aborto’ perché lo ritengo un omicidio a tutti gli effetti.
Quando vedrò gli occhi di un bambino
sarò consapevole che quel bambino potrà vedere il mare
ma anche che altri occhi di bambino non avranno mai nessun mare da vedere…
Nota 2
l’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che nel 2008 ci son state 43,8 milioni
di interruzioni di gravidanza, il 49% delle quali clandestine. Alla fine si legge:
“Le gravidanze indesiderate avvengono ovunque – scrivono Gilda Sedgh
e Iqbal Shah, i principali autori del rapporto –. Se si vogliono raggiungere
gli obiettivi dell’Onu sul benessere delle donne è necessario introdurre misure
per migliorare i servizi di pianificazione familiare e l’efficacia dell’uso dei contraccettivi,
oltre ad assicurare l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura per la salute”.
Finché questi documenti non saranno sfiorati da alcun dubbio,
difficile che l’annuale uccisione di milioni di innocenti possa aver fine.
Fonte:
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/oms-aborti-nel-mondo.aspx
Licenza Creative Commons
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